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Cenni Storici
La sporgenza su cui si adagia è di natura calcarea, pertanto si aprono all'interno numerose caverne, la più nota è quella di San Michele e le sue vicende si intrecciano con l'intera storia del paese: secondo la leggenda, la prima apparizione risale all' otto maggio 490 (del Toro); le altre al 492 (della Vittoria) e 493 (della Dedicazione ), sino all'ultima del 1656. Da questi eventi prese avvio la diffusione del culto micaelico nel mondo occidentale.
Fu nel corso della riorganizzazione politico - religiosa messa in atto dal ducato di Benevento che la basilica di San Michele venne elevata alla dignità di santuario nazionale dei Longobardi del Mezzogiorno; saccheggiata dai Saraceni nell'869 e riedificata nell'871 da Ludovico II, durante la seconda metà del X secolo era già tappa obbligata dei Crociati diretti in Terra Santa ed oggetto di venerazione da parte di condottieri, principi, sovrani e pontefici. Intorno alla sacra grotta venne lentamente crescendo il nucleo urbano: l'esigenza, infatti, di ricoveri da destinare ai numerosi pellegrini, fece formare le cosiddette mansioni, trasformatesi, poi, in vere e proprie abitazioni, sino a costituire il quartiere Junno, tipico per le case ad un piano, con porta centinata sormontata da un'unica finestra, allineate a schiera lungo i vicoli stretti e tortuosi.
Del centro storico sono degne di nota le fortificazioni normanne del castello ed i successivi potenziamenti d'epoca sveva; mentre le antiche mura cittadine, sopravvissute solo in minima parte, si sono conservate in discrete condizioni sino a tutto il 1700, quando ancora contenevano l'intero spazio edificato; a partire dal 1800, invece, l'espansione edilizia ed il superamento del perimetro urbano iniziale ne hanno determinato il quasi totale abbattimento.
Santuario di San Michele Arcangelo
In cima al corso principale sorge il complesso monumentale del santuario: davanti alla basilica un colonnato e, sulla destra, l'imponente campanile ottagonale costruito nel 1274, per ordine di Carlo I d'Angiò, dai protomagistri Giordano e Maraldo e modellato secondo lo schema e le proporzioni delle torri di Castel del Monte. Dall' atrio superiore, due arcate ogivali conducono ai portali: quello di destra, opera, nel 1395, di Simeone da Monte Sant' Angelo, si presenta con capitelli, architravi e cornici riccamente scolpiti; l'altro è una imitazione realizzata nel 1865. Da essi prende avvio la scalinata suddivisa in sei pianerottoli e cinque rampe che, con uno sviluppo tortuoso, giunge sino alla porta del toro ( secolo XVII) e, quindi, allo splendido arco romanico voluto dal Guiscardo e sormontato dalla iscrizione riproducente le parole di San Michele a Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto. I battenti di bronzo, dono di Pantaleone m, nobile cittadino di Amalfi, furono fusi a Costantinopoli nel 1076 e sono suddivisi in 24 pannelli ageminati in argento con episodi angelici tratti dal Vecchio e Nuovo

Testamento: costituiscono l'ingresso della chiesa, formata, nella parte anteriore, da una struttura architettonica di stile gotico con volta a crociera sorretta da costoloni a tre campate, e, in quella posteriore, dalla grotta vera e propria. A sinistra della navata, il seicentesco coro del Capitolo, dagli stalli in noce finemente intagliati, e la cappella delle reliquie, dove si venera il pezzetto di legno della Santa Croce appartenuto a Federico II; in fondo, addossato alla parete rocciosa, l'altare del 1600 di San Francesco d'Assisi, giunto qui in pellegrinaggio nel 1216.
Sul versante opposto si apre il sacro speco, che dalla bocca arcuata lascia intravedere l'altare dell'Arcangelo, dove troneggia, protetta da una teca d'argento e cristallo, la statua di San Michele in marmo bianco di Carrara, opera di Andrea Contucci detto il Sansovino. Ai due lati, la nicchia di San Sebastiano del 1400 e la cattedra episcopale del XII secolo e, di fronte, l'altare a baldacchino della Madonna del Suffragio.
Alle spalle, il "pozzetto", da cui i visitatori attingevano l'acqua da bere per devozione e, lungo la parete, una serie di testimonianze artistiche e religiose: il piccolo San Michele guerriero in pietra locale del 1400, la Trinità ( XI secolo ), la statua a tutto tondo della Vergine delle Grazie ( XII-XIII secolo), il San Matteo ( XIII secolo ), la cava delle pietre votive, che forniva i frammenti di roccia richiesti dai fedeli.
Nella cripta è ordinato il Museo Archeologico, dove trovano posto, insieme a numerose altre opere, i resti (aquila e leggio) dell'ambone scolpito, nel 1041, da Acceptus arcidiacono della basilica, il quale elaborò gli elementi ed i motivi fondamentali dell' arte romanica pugliese.
A visitare il luogo, seguendo i percorsi degli antichi trattmi, sono giunti in passato milioni di pellegrini da tutto il mondo, percorrendo, a volte, gli ultimi tratti sulle ginocchia oppure segnando la croce a terra con la lingua e, spesso, abbattendosi al suolo in deliquio o stremati da voti massacranti. Ancora oggi, rotto maggio ed il ventinove settembre, continuano ad arrivare le pie "compagnie"; se, tuttavia, ora una comoda strada si arrampica sino ai 796 metri della città di San Michele, una volta sangue e sudore ne hanno impregnato le impervie rampe. I devoti, seguendo uno stendardo con l'immagine del santo, arrivavano davanti al "locus terribilis", quindi scendevano gli 86 gradini, fra rosari e suppliche, punteggiando con i ceri la cupa ed opprimente caverna. Poi, mentre risalivano alla luce, secondo un'abitudine ancora viva, tracciavano sui muri il segno del proprio passaggio, cosicché, accanto a nomi recenti, se ne leggono pure di remotissimi e di ogni nazionalità: frano chi, Ansiberto, Budo; Eudo; anglosassoni, Eadrihd, Herebrecht, Wigfus; longobardi, Arechi, Ildirissi, Cunualdo, Varnedruda; greco - latini, Leo, Lupus, Domenicus, Paschalis...
Complesso Monumentale di Santa Maria Maggiore
Battistero "San Giovanni in Tumba"
Una scalinata di fronte al colonnato della basilica conduce all' antico rione Junno: superato un leggero dislivello, si osserva, a sinistr a, la liscia facciata settecentesca della diruta chiesa di San Pietro, dove domina un bel rosone a traforo, raffigurante quattro sirene che si intrecciano, e sotto di esso un portale rettangolare sostituito all' originale. L'edificio, prima delle demolizioni del 1891 e dei crolli del 1942, è stato uno dei più pregevoli monumenti del centro storico. Procedendo verso sinistra, si raggiunge lacosiddetta Tomba di Rotari, non un sepolcro, come il 'nome lascerebbe credere, ma quasi sicuramente un battistero che, nei primi anni del secolo XII, fecero sopraelevare e coprire Rodelgrimo e il cognato Pagano da Parma. La denominazione dell' edificio, giudicato dal Bertaux fra i più misteriosi dell'Italia Meridionale, è dovuta all' originaria interpretazione errata del nome del costruttore e del vocabolo "tumba".
Architettonicamente la sua struttura è articolata su tre ordini: pianterreno quadrato; primo piano ottagonale; secondo ellissoidale con un alto tamburo sormontato da cupola. Di pregevole fattura i bassorilievi scolpiti sopra l'ingresso, raffiguranti la Cattura di Gesù, la Deposizione, le Marie al sepolcro e la Resurrezione; nell'interno, degni di nota sono i capitelli dei piloni angolari, i resti di affreschi trecenteschi e le figure allegoriche.
Santa MAria Maggiore
Adestra dell'ingresso di San Pietro, su un modesto rilievo roccioso, sorge, nel luogo di un' antica necropoli, Santa Maria Maggiore, che alcuni storici locali identificano con la cattedrale di Monte Sant' Angelo e datano intorno al secolo XI, attribuendone la costruzione all'arcivescovo Leone artefice pure dell'altra omonima di Siponto. A tale epoca, infatti, sembrano risalire i caratteri architettonici della facciata, divisa in due parti da un cornicione a mensola, come nei duomi di Foggia e di Troia, ed arricchita, nella zona superiore, dal triforio racchiudente il piccolo rosone e, nell'inferiore, da arcate cieche inquadranti aperture a losanga. Verso la fine del 1100, il fabbricato fu interessato da una serie di ristrutturazioni, quando, come testimonia l'iscrizione datata 1198, un certo "Benedictus secundus" decise di ripristinare la chiesa danneggiata e, in particolare, il portale, simile a quello non meno fastoso di San Leonardo. La porta principale è sormontata da una lunetta, delineata da una serie di arcate lavorate, e nel timpano si riconosce l'immagine della Vergine con il Bambino benedicente affiancata da due angeli incensieri e da un paio di figure minori, riproducenti, secondo gli studiosi, il restauratore del tempio e Federico II oppure l'imperatrice Costanza.
Santa Maria Maggiore è impiantata su tre navate, le cui volte laterali sono a semibotte, mentre la centra le, a vela, 'è coperta, in corrispondenza della terza campata, da una cupola medievale, in conci di pietra, coeva dei pilastri cruciformi alla base degli archi ogivali trasversali, Al XVIII secolo dovrebbe, invece, risalire lo spazio presbiterale creato quando l'edificio subìvari interventi di restauro.
All'interno la chiesa appariva, in origine, tutta affrescata, oggi, però, delle immagini venerate dai monaci basiliani, resta ben poco: si distinguono_tuttavia, le figure di San Gregorio l' illuminatore, evangelizzatore degli Armeni; San Bartolomeo con un coltellino in mano, simbolo del suo martirio; San Gregorio Nazianzeno; San Gregorio Magno; San Gregorio di Nissa; uno splendido San Michele vestito alla bizantina; una Annunciazione con la Vergine e San Gabriele; Santa Felicita; la Madonna con il Bambino, un cavaliere che può essere Sant'Ippolito o San Polieute; Santa Marina di Antiochia e una scena riproducente il drago vinto dalla croce che gli squarcia il ventre.
San Benedetto
Altre chiese pregevoli del centro storico sono San Benedetto, dal bell'arco gotico dell'entrata recante le data del 1340; Sant'Antonio Abate, risalente al secolo XII, con l'ingresso romanico finemente scolpito; San Salvatore, trasformazione del tempio pagano dedicato al dio Pilunno; ed i resti bizantineggianti, del VII VIII secolo, di Sant' Apollinare.
Castello Normanno-Svevo-Aragonese
Poco lontano dalla grotta di San Michele si erge la mole gigantesca ed irregolare del castello munito di solidi bastioni d'epoca diversa e dominato dalla poderosa Torre dei Giganti di forma pentagonale, alta 18 metri e con mura spesse 3,70. Le prime testimonianze sulla sua edificazione risalgono ai tempi di Orso I, vescovo di Benevento; con l'avvento dei Normanni, divenne la dimora dei principi dell'Honor Montis Sancti Angeli ed appartenne a Rainulfo, conte di A versa, quindi a Roberto il Guiscardo, cui si deve la Sala del Tesoro. Notevole importanza assunse sotto Federico II, che provvide a restaurarlo ed a fame la residenza di Bianca Lancia; alla morte dell'imperatore passò a Manfredi, poi a re Corrado e, infine, al gran camerario Maletta.
Gli Angioini l'adibirono a prigione di stato: famose sono rimaste le detenzioni di Filippa di Antiochia, principessa sveva, che vi morì nel 1273, e quella della regina Giovanna, qui assassinata nel 1382; al contrario i principi durazzeschi, loro cugini, quando gli contesero il regno, lo scelsero come quartiere generale, e, poi, lo abitarono abitualmente: vi vide, infatti, la luce Carlo III di Durazzo. Toccò, però, agli Aragonesi riportarlo all'antica magnificenza: Ferdinando costruì, nel 1491, le torri circolari del lato sud e, nel 1493, provvide anche a fare restaurare il torrione a forma di carena di nave.
Per poco più di un ventennio, dal 1464 al 1485, appartenne all'eroe albanese Giorgio Castriota Scanderbeg; nel 1497 a Con salvo di Cordova e verso la metà del XVI secolo ne entrò in possesso la fami glia Grimaldi sino alla fine del '700, quando Ferdinando IV di Borbone lo donò al cardinale Ruffo. Attualmente l'edificio, oggetto di efficaci interventi di restauro, è proprietà del Comune di Monte Sant' Angelo.
Museo di Arti e Tradizioni Popolari del Gargano
Nel cuore dell 'insediamento antico, accanto alle umili dimore contadine, sorge il Museo delle arti e tradizioni popolari del Gargano, allestito nel trecentesco convento di San Francesco ed intitolato all'illustre demologo locale Giovanni Tancredi ( 1872 - 1948 ). Per la nuova destinazione d'uso, la costruzione è stata adattata ai moderni orientamenti museografici, senza alterarne, però, la severa forma originaria, rimasta articolata su tre livelli, collegati tra loro da un ampio ed elegante scalone antico. All'interno, la distribuzione dei reperti e del materiale documentario appare sistemata secondo un ordine logico rigoroso che, conciliando le esigenze espositive e di consultazione con le planimetrie del fabbricato, ha illustrato nella maniera più opportuna i caratteri del territorio, della civiltà agricola e di quella pastorale ed ha pure fornito descrizioni accurate dei pellegrinaggi, del ciclo umano e dei mestieri. Al pianterreno, quindi, sono stati disposti i manufatti più pesanti, come la vasca per la molitura delle olive, il torchio per l'uva, la carbonaia e le tipiche costruzioni in pietra murata a secco del pagliaro e della calichera; al primo piano, gli oggetti del culto, della casa e delle botteghe artigiane; al secondo, infine, è stata creata la sala polivalente, dove il visitatore e lo studioso possono trovare l'indispensabile corredo scientifico di approfondimento, costituito da fototeca, biblioteca, discoteca e filmoteca.
Abbazia Santa MAria di Pulsano
Lasciata la città dell' Arcangelo, si raggiunge, dopo una breve tappa alla Badia di Santa Maria di Pulsano legata all' opera di San Giovanni da Matera, un' amena valle, dove a circa 600 metri di altezza, si estende un centro abitato fondato, secondo la tradizione, dalla popolazione di Castel Pirgiano, antico luogo fortificato che, a lungo, esercitò la signoria nel territorio. A p oca distanza dal paese ne sono ancora visibili le tracce, accanto a quelle di altre culture fiorite in tempi più remoti: menhir del quinto - quarto millennio a. C. a Monte Calvo; reperti musteriani nella zona del Pantano di Sant'Egidio; insediamenti neolitici a Coppa Masselli e Coppa A vatra; resti del villaggio daunio di Gargaros - Bisanum nel centro storico del paese.
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